CBasso: Esposito (F.I) chiede chiarezza al centrodestra, ma tra veti e distinguo la sua linea resta sfumata E attacca il leader di Cantiere Civico Pino Ruta
15 Settembre 2025di Vito Garofalo
(PressMoliLaz.) Campobasso, 15 Sett. 25 Nel complicato scenario politico del Comune di Campobasso, dove la sindaca Maria Luisa Forte governa con numeri fragili, si inserisce con forza la voce del capogruppo di Forza Italia, Domenico Esposito, che nelle ultime settimane ha rilasciato dichiarazioni intense, a tratti taglienti, che mettono sul tavolo alcune verità politiche, ma anche qualche contraddizione.
Esposito lancia un messaggio netto al centrodestra: basta ambiguità. Chiede una riflessione seria, interna alla coalizione, per evitare un’altra candidatura “perdente” come quelle di D’Alessandro o De Benedittis. Una posizione che nasce da un dato di fatto: il centrodestra, alle ultime comunali, ha mancato di poco la vittoria, e secondo Esposito, non può permettersi un altro errore di strategia.
Ma se da un lato invoca chiarezza, dall’altro non offre una proposta politica definita. Non si capisce bene, ad esempio, quale sia la sua posizione sull’ipotesi di una “larga intesa” con l’attuale maggioranza: prende ad esempio il caso di Matera, dove il centrodestra dialoga con il centrosinistra, ma poi afferma che “se questa è la strada, devono dircelo”, quasi come a voler tenere aperte tutte le opzioni senza esporsi fino in fondo.
Il punto di rottura netto è invece verso Pino Ruta, leader di “Cantiere Civico”, indicato come responsabile della sconfitta al ballottaggio per “appena 400 voti”. Esposito rifiuta di prestarsi a manovre che, secondo lui, servirebbero solo a dare a Ruta lo strumento per chiudere un cerchio che lui stesso ha aperto. Una posizione che può sembrare coerente, ma che rischia di diventare una rigidità personale in un momento che richiederebbe più visione collettiva.
Sulla mozione di sfiducia, le condizioni poste da Esposito sono chiare: si dice disponibile a sottoscriverla, ma solo come tredicesima firma e a patto che tra i promotori non figurino esponenti del “Cantiere Civico”, considerati da lui tra i principali responsabili del fallimento dell’attuale amministrazione. Tuttavia, questo veto così rigido appare sempre più come un pretesto: un modo per non esporsi direttamente, forse anche perché lo stesso Esposito non esclude l’idea di accompagnare l’amministrazione Forte fino alla scadenza naturale della consiliatura, evitando rotture definitive e mantenendo un ruolo di controllo.
Un ruolo che, oltre alla visibilità politica, gli consente anche di mantenere incarichi come presidente e componente di alcune commissioni consiliari, da cui percepisce gettoni di presenza tutt’altro che trascurabili, in aggiunta all’indennità prevista per il suo incarico di consigliere comunale.
Curioso anche il passaggio in cui nega che i numeri per la sfiducia ci siano, nonostante altri consiglieri sostengano il contrario: “Siamo in 15, ne servono 17”, afferma, lasciando intendere che il centrodestra debba evitare passi falsi. Ma anche qui, più che un’apertura o una guida, si coglie un atteggiamento attendista, quasi a voler restare in posizione di garanzia, senza assumersi tutto il peso della decisione.
Conclusione:
Domenico Esposito (e noi più volte gliene abbiamo dato atto) è certamente uno dei consiglieri più attivi e coerenti nella difesa del suo ruolo e della sua visione. Le sue critiche sono spesso fondate e pongono interrogativi importanti sulla strategia del centrodestra a Campobasso. Tuttavia, la sua posizione, a tratti troppo condizionata da veti, cautele e distinguo, rischia di congelare qualsiasi evoluzione politica, proprio quando la città avrebbe bisogno di scelte chiare e coraggiose.
Il suo richiamo a una politica “autentica” e fuori dall’ambiguità è condivisibile, ma dovrebbe forse tramutarsi in un’assunzione più netta di responsabilità, anche nel contribuire – e non solo nel vigilare – alla costruzione di un nuovo scenario amministrativo.


