Mantenimento dei figli, piccoli progressi della Cassazione
22 Settembre 2025
(PressMoliLaz) 22 Set 25 Il tema del mantenimento dei figli, nei casi di separazione e divorzio, è da sempre tra i più delicati e complessi. Garantire ai minori lo stesso tenore di vita nonostante la rottura della famiglia è un obiettivo fondamentale, ma spesso si scontra con la realtà delle situazioni economiche, molto diverse da un caso all’altro e non sempre stabili nel tempo.
Negli ultimi anni, molti genitori obbligati al pagamento dell’assegno hanno denunciato una certa rigidità dei tribunali, che tendevano a non prendere in considerazione eventuali cambiamenti di reddito se collegati a “scelte personali”. In pratica, se un genitore decideva di cambiare lavoro, di ridurre il carico di attività o di intraprendere una strada professionale meno redditizia, queste circostanze venivano considerate irrilevanti e non portavano a una riduzione del mantenimento.
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha compiuto un passo avanti verso un approccio più equilibrato. La Suprema Corte ha infatti ribadito il principio di proporzionalità, secondo cui ciascun genitore deve contribuire alle spese dei figli in base alle proprie effettive possibilità economiche. Questo significa che, se la situazione reddituale di uno dei genitori cambia in modo sostanziale, tale cambiamento non può essere ignorato, anche se è frutto di scelte personali e non di cause esterne.
In concreto, la Cassazione apre la porta a una valutazione più realistica: ciò che conta non è tanto il motivo che ha portato alla variazione di reddito, ma l’impatto che essa produce sulla reale capacità di mantenere i figli. Se il genitore dimostra di avere oggi meno risorse, il giudice deve tenerne conto e può ridurre l’importo dell’assegno. Naturalmente, questo non significa che ogni riduzione volontaria di stipendio venga automaticamente accettata: la decisione resta affidata a un’analisi attenta del caso specifico e alle prove fornite.
Si tratta comunque di un cambio di prospettiva importante, perché riconosce che la vita lavorativa non è immobile e che le persone, nel corso degli anni, possono compiere scelte diverse, a volte per necessità, altre per cercare una migliore stabilità o qualità di vita. In questi casi, un mantenimento fissato rigidamente senza tenere conto delle nuove condizioni rischierebbe di diventare insostenibile, con effetti negativi non solo sul genitore obbligato ma, in ultima analisi, anche sui figli.
La Cassazione, dunque, invita i tribunali ad applicare in modo più elastico e coerente il principio di proporzionalità. Questo significa che:
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l’assegno di mantenimento non è immutabile, ma può essere modificato in presenza di cambiamenti reali e documentati;
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anche le scelte personali del genitore possono incidere sulla valutazione, se hanno un impatto concreto sul reddito;
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la tutela dei figli resta al centro, ma deve essere bilanciata con il principio di equità.
Certo, restano ancora dei limiti. Non esistono criteri unici validi per tutti i casi, e molto dipenderà ancora dalla sensibilità del singolo giudice e dalla qualità delle prove presentate. In questo senso, la Cassazione non ha rivoluzionato il sistema, ma ha aperto una strada più giusta e più aderente alla realtà.
In conclusione, si tratta di piccoli progressi, ma significativi: segnali che il diritto di famiglia si sta muovendo verso una maggiore attenzione alla concretezza delle situazioni, senza dimenticare che l’obiettivo finale deve sempre essere il benessere dei figli, garantito però con regole eque per entrambi i genitori.


