Molise,onorificenza a Vittorio Feltri, il PCL attacca Ma parla solo a nome suo (e con i soliti toni)

14 Dicembre 2025 0 Di

di Vito Garofalo

(PressMoliLaz.) Campobasso,14 Dic. 25   Il PCL Molise, con i comunisti dal pugno alzato – e questo, già di per sé, dice moltoha diramato alle redazioni della stampa, e quindi anche a noi di PML, una propria nota su un’ onorificenza conferita a Vittorio Feltri dalla Regione Molise e dal Comune di Termoli.

Nota del PCL – (click per ingrandire

Una nota (qui accanto pubblicata)  dai toni immancabilmente aggressivi e offensivi, non solo nei confronti del destinatario dell’onorificenza, ma anche verso quei giornali e quell’area dell’informazione che non la pensano ideologicamente come loro, liquidati con disinvoltura come “giornalacci oscurantisti”, diffusori di “rozze idiozie razziste, sessiste e omofobe”. Un linguaggio che il PCL adopera sistematicamente ogni volta che il confronto politico lascia spazio alla scomunica ideologica.

Nel comunicato, il Partito Comunista dei Lavoratori definisce la scelta delle istituzioni molisane come l’ennesima dimostrazione di “valori rovesciati”, arrivando addirittura ad affermare, già nel titolo, che si tratterebbe di una decisione che vale “ma a solo nome loro, non del Molise civile e democratico”.

Ed è proprio qui che sorge la domanda inevitabile: come si può permettere il PCL di stabilire chi rappresenti il Molise civile e democratico e chi no?
Con quale mandato, con quali numeri, con quale consenso reale si arroga il diritto di parlare a nome di un’intera comunità regionale? Soprattutto considerando che il PCL, in Molise come nel resto d’Italia, raccoglie il consenso di poche unità: una presenza più simbolica che rappresentativa.

È un’impostazione che va ben oltre la legittima critica politica e scivola in una presunzione ideologica che non ammette pluralismo né dissenso. Come se la democrazia fosse patrimonio esclusivo di una sola sigla, peraltro minoritaria, e tutte le altre opinioni – comprese quelle espresse da istituzioni democraticamente elette – fossero automaticamente incivili o moralmente sospette.

Nel merito, il comunicato contrappone la figura di Vittorio Feltri a quella di Felice Del Vecchio, scrittore meridionale di valore, legato a Roccavivara e al mondo contadino molisano, vincitore del Premio Viareggio negli anni Cinquanta, mai – secondo il PCL, adeguatamente valorizzato dalle istituzioni regionali. Un confronto che, sul piano culturale, potrebbe anche aprire una riflessione seria e condivisibile su come il Molise onori i propri intellettuali.

Ma anche qui il PCL preferisce l’invettiva all’argomentazione. Feltri viene definito “soggetto strapagato”, portavoce di “idiozie fascistoidi, antisociali e troglodite” e, in chiusura, si arriva persino a sostenere che le sue posizioni sarebbero “ascoltabili con più genuinità da qualunque ubriacone in qualunque bar del Molise”.

A rendere il tutto ancora più contraddittorio è quanto accade contemporaneamente a Isernia, dove l’amministrazione comunale in carica, di chiara impronta comunista, con Rifondazione Comunista in testa, ha concesso, o sta per concedere, l’onorificenza della cittadinanza isernina a Francesca Albanese, figura politicamente e istituzionalmente fortemente discussa anche fuori dai confini locali.

Una scelta che rientra pienamente nelle prerogative dell’amministrazione, ma che non viene certo presentata come decisione assunta a nome di tutta la città, né tantomeno come espressione della “Isernia civile e democratica”. Nessuna pretesa di rappresentare tutti, nessuna scomunica morale verso chi dissentirà.

Ed è qui che emerge con chiarezza il doppio standard: quando le onorificenze le assegnano loro, diventano legittimi atti politici di parte; quando invece le istituzioni assumono decisioni diverse, allora scatta la condanna morale e la pretesa di parlare a nome di un’intera comunità, dividendo i cittadini tra democratici veri e presunti reietti.

La risposta del cronista

Saremmo anche d’accordo, in parte, sul merito della questione sollevata dal PCL.  Ma non con questi toni, non con questo disprezzo, e soprattutto non offendendo i molisani mentre si pretende di rappresentarli.

Perché non si costruisce nulla urlando, non si rappresenta nessuno parlando “a nome del Molise” quando si è in quattro gatti, e non si combattono i presunti fascismi adottando un linguaggio che di democratico ha ben poco.

Meno verità assolute in tasca, meno insulti e più rispetto per il pluralismo: forse sarebbe questo, oggi, il vero atto rivoluzionario.