Sanità, la tenda di Castrataro e il menefreghismo di Roma Presto le guardie mediche passerebbero da 44 a 16
10 Febbraio 2026di Vito Garofalo
(PressMoliLaz.) Isernia, 10 Feb.26 Mentre il Sindaco di Isernia ancora sfida il gelo, il nuovo recente decreto sulle guardie mediche firma lo smantellamento dei territori. Da Casacalenda a Rocchetta a Volturno, il Molise resta senza scudo. E il confronto con i giganti della politica del passato si fa impietoso. C’è una distanza siderale tra la realtà del marciapiede e quella dei palazzi. Sul marciapiede, davanti all’Ospedale Veneziale, c’è la tenda di Piero Castrataro: oltre quaranta giorni di resistenza al gelo per difendere il diritto alla salute. Nei palazzi di Campobasso, invece, ci sono i fogli Excel della struttura commissariale che, con il Decreto n. 9 del 14 gennaio 2026, hanno appena assestato il colpo di grazia alla sanità territoriale.
Il piano è di una freddezza matematica: ridurre le guardie mediche da 44 a sole 16 sedi centralizzate. Una scelta che desertifica i territori. A farne le spese è un lunghissimo elenco di comuni che vedono sbarrate le porte della continuità assistenziale: Casacalenda, Cerro al Volturno ,Fornelli, Monteroduni, Macchia d’Isernia, Pescolanciano e Rocchetta a Volturno si ritroverebbero, da un giorno all’altro, privati di un presidio medico notturno e festivo fondamentale.
Non è tutto. Il decreto introduce la cosiddetta “clausola ghigliottina”: se una sede non copre l’80% dei turni, il servizio viene sospeso d’ufficio. In una regione dove i medici sono ormai merce rara, è una condanna scritta anche per i presidi di Agnone, Carovilli e Frosolone. Il tutto mentre resta l’ipoteca sulla chiusura di Emodinamica e del Punto Nascita a Isernia. Per Roma, la vita dei molisani è una variabile dipendente dal pareggio di bilancio: se non fai “numeri”, non hai il diritto di non morire d’infarto.
Il fantasma dei giganti della politica: Non ci sono più i politici di una volta
L’attuale crisi mette a nudo una verità politica imbarazzante: il vuoto di rappresentanza. Se il Sindaco di Isernia è costretto a dormire in tenda, è perché chi siede nei posti che contano, tra Consiglio Regionale e Parlamento, sembra incapace di incidere. Manca quella spina dorsale politica necessaria per trattare con lo Stato centrale senza sudditanza.
Il confronto con il passato è inevitabile e doloroso. Il Molise di oggi rimpiange figure politiche che avevano un peso specifico tale da non permettere a nessuno, tecnici ministeriali compresi, di chiudere reparti salvavita con un tratto di penna. Rispetto a quei pesi massimi, la classe politica odierna appare come una sfilata di figure poco incisive e spettatrici passive del declino di una terra che non sanno più difendere.
Oltre il simbolo: la necessità di una manleva su Roma
La protesta di Castrataro ha il merito di tenere accesa la luce, ma il rischio è che diventi un’eroica testimonianza di impotenza. Se la sanità molisana è commissariata, il vero tavolo delle decisioni non è a Campobasso, ma a Roma. È lì che va esercitata una manleva politica senza precedenti.
Per salvare il Veneziale e i presidi territoriali nel Molise, che testate giornalistiche come la nostra, difendono quotidianamente, non servono più chiacchiere o buoni propositi. Serve davvero una forte mobilitazione che porti ad una contrapposizione direttamente nelle stanze governative, pretendendo deroghe ai parametri nazionali che ignorano l’orografia e l’età media del Molise. Il Molise è una Regione che ha diritti come tutte le altre senza se e ma.
Senza un’azione d’urto che faccia tremare i palazzi romani, la tenda di Isernia rimarrà solo il triste monumento funebre a una regione che ha smesso di essere difesa.


