I Commissari: “Sulla riforma sanitaria serve chiarezza: ecco come stanno davvero le cose”
11 Febbraio 2026(PressMoliLaz) Campobasso, 11 Feb 26 Riceviamo da: Commissario ad Acta Marco Bonamico e Subcommissario, Ulisse Di Giacomo: A tre settimane dalla pubblicazione del DCA n. 9/2026, i vertici della struttura commissariale intervengono per riportare ordine in un dibattito che, ancora una volta, rischia di essere travolto da interpretazioni affrettate e da commenti non supportati dalla lettura del documento. L’obiettivo è ristabilire una corretta informazione su una riforma che molti criticano senza conoscerla.
La Continuità Assistenziale non è un servizio d’emergenza
Il primo chiarimento è netto: la Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) non è mai stata un servizio dedicato alle urgenze-emergenze. La sua funzione è rispondere ai bisogni “non differibili”, cioè alle richieste che emergono fuori dagli orari del medico di famiglia.
I Contratti Nazionali dei Medici di Medicina Generale, fin dai primi anni 2000, stabiliscono che questo servizio non richiede formazione specifica per l’emergenza. Pretendere il contrario significherebbe creare un modello organizzativo e clinico inappropriato e potenzialmente pericoloso.
Chi sostiene che la Continuità Assistenziale debba gestire emergenze dimostra di ignorare la normativa nazionale, richiamata e sintetizzata nel DCA n. 9.
DM 77/2022: la Continuità Assistenziale va nelle Case di Comunità
Il DM 77/2022 è chiaro: la Continuità Assistenziale deve essere ricondotta all’interno delle Case di Comunità, in collaborazione con le Centrali Operative Territoriali (COT), che coordinano il passaggio tra territorio e ospedale.
La Conferenza delle Regioni (settembre 2025) ribadisce lo stesso principio: l’emergenza medica è criterio di esclusione per l’accesso alla Continuità Assistenziale.
In Molise: 13 Case di Comunità più 3 sedi aggiuntive
In Molise sono state individuate 13 Case di Comunità, ciascuna con una sede di Continuità Assistenziale. A queste si aggiungono 3 sedi ulteriori, collocate in aree particolarmente disagiate, dopo un’analisi accurata di distanze, viabilità e tempi di percorrenza.
La data del 1° aprile è puramente indicativa: l’attivazione dipende dalla consegna dei lavori PNRR.
Aree interne: nessun abbandono
È infondata l’accusa secondo cui la riorganizzazione penalizzerebbe le aree interne. La nuova rete delle 16 postazioni garantisce un tempo medio di accesso inferiore ai 35 minuti.
Parallelamente, il servizio 118, con le sue 16 postazioni, ha sempre mantenuto tempi di intervento entro gli standard nazionali, anche in condizioni difficili.
Le sedi attuali non chiudono automaticamente
Il DCA n. 9/2026 stabilisce che le sedi esistenti continuano a operare, salvo diversa decisione regionale o aziendale, a condizione che garantiscano almeno l’80% dei turni.
Secondo i dati ASReM, la maggior parte delle sedi rispetta questa soglia. Non c’è dunque alcuna sospensione immediata del servizio.
Il vero problema: la carenza di medici
Il riordino nasce da un dato ineludibile:
• 20 anni fa i medici erano 196
• oggi sono 70
Mantenere 44 sedi con questi numeri è impossibile. Il rapporto sede/popolazione è tra i più squilibrati d’Italia, e molti turni resterebbero scoperti, soprattutto nelle località oggi più polemiche.
Art. 44 CNL: meno attività notturna, più servizi diurni
Il contratto nazionale dei medici di famiglia impone un riallineamento tra domanda e offerta:
• riduzione (non eliminazione) delle attività tra mezzanotte e le 8,
• potenziamento dei servizi diurni nelle Case di Comunità, alla luce dei dati su accessi al Pronto Soccorso e interventi del 118.
Dove la riforma è già attiva, i risultati sono positivi
Nelle regioni che hanno già adottato questo modello, anche nelle aree interne, non si è registrato alcun aumento degli accessi al Pronto Soccorso o delle chiamate al 118.
Anzi: i numeri mostrano un miglioramento.
La sanità non può diventare terreno di scontro politico
La conclusione dei Commissari è netta: la sanità è un tema troppo serio per essere usato come arma elettorale. Alimentare paure e disinformazione significa solo rallentare una riforma necessaria per garantire servizi più efficienti e sostenibili.


