Molise, la surroga abolita costa cara: Regione condannata a oltre 600mila euro per Di Sandro e Scarabeo. E il conto non è finito
21 Aprile 2026di Vito Garofalo
(PressMoliLaz.) Campobasso, 21 aprile 26 Brutta giornata per le finanze della Regione Molise. Il Tribunale civile di Campobasso ha emesso due sentenze che pesano come macigni sui conti di Via Genova: l’ente dovrà mettere mano al portafoglio e versare circa 300mila euro a Filoteo Di Sandro e circa 294mila a Massimiliano Scarabeo, oltre interessi e spese processuali. Colpa di una legge approvata nel 2020 che i giudici hanno bollato come un abuso bello e buono.
Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro al 2018, quando entrambi erano entrati in Consiglio regionale come supplenti, subentrando ad assessori della giunta Toma. Lo prevedeva la normativa in vigore al momento delle elezioni, che rendeva incompatibili le due cariche. Un meccanismo regolare, cristallizzato nelle urne.
Due anni dopo, però, la maggioranza regionale — centrodestra e Movimento 5 Stelle insieme — cambiò le carte in tavola. Con un emendamento inserito nella manovra di bilancio del 2020, la surroga venne abolita con effetto immediato, senza aspettare la legislatura successiva. Risultato: Di Sandro, Scarabeo e altri due colleghi nella stessa situazione — Antonio Tedeschi e Paola Matteo — furono messi alla porta.
I quattro fecero ricorso. E alla fine, per ora due, hanno avuto ragione. Il Tribunale di Campobasso ha stabilito che applicare quella norma a una legislatura già in corso era illegittimo: le regole del gioco non si cambiano a partita iniziata. I giudici hanno parlato esplicitamente di condotta illecita da parte della Regione, con una precisa volontà di estromettere i consiglieri supplenti, e hanno liquidato i danni commisurandoli alle mensilità non percepite durante il periodo di esclusione.
Non è finita. Le sentenze su Tedeschi e Matteo sono ancora attese, ma il precedente è chiaro e l’esito appare scontato. Mettendo insieme tutte le posizioni, indennità, interessi, contributi e danni, il conto finale per le casse regionali potrebbe avvicinarsi ai tre milioni di euro. In più, non è da escludere un intervento della Corte dei Conti nei confronti di chi firmò e rese esecutiva quella norma senza i necessari tempi di attesa.
Una manovra politica che oggi si trasforma in un’emorragia di denaro pubblico.


