123 notti in tenda: Piero Castrataro e la trincea per la sanità molisana (video intervista) Il valoroso gesto del Sindaco che non basta

28 Aprile 2026 0 Di

di Vito Garofalo

(PressMoliLaz.) Isernia, 28 aprile 26   Da esattamente 123 notti — dal 26 dicembre 2025 ad oggi, 28 aprile 2026 — il sindaco di Isernia Piero Castrataro dorme in una tenda azzurra davanti all’ospedale “Ferdinando Veneziale”. È il giorno di Santo Stefano quando decide di trasformare il proprio corpo in baluardo: niente più casa, solo una tenda contro il freddo e la determinazione di chi sa che il tempo stringe per la sanità pubblica molisana.

La domanda, a quattro mesi dall’inizio, è inevitabile: il suo gesto estremo è servito?

Castrataro parla: “Aspettiamo risposte concrete. Il 30 aprile sarà decisivo”

A margine di un momento istituzionale — l’intitolazione di un’aula del Tribunale di Isernia all’Avvocato Croce — il sindaco ha rilasciato dichiarazioni che fotografano con precisione chirurgica lo stato delle cose. Quattro mesi di tenda, e la situazione è ancora in bilico.

Sul piano operativo 2026-2028, Castrataro è netto: le indiscrezioni parlano di chiusura dell’emodinamica e del punto nascita, ma il Comune ha saputo delle osservazioni presentate solo attraverso i giornali, senza mai ricevere una comunicazione ufficiale. “Non sappiamo effettivamente che cosa viene detto”, ammette il sindaco, e in quella frase c’è tutta l’umiliazione di un territorio trattato come comparsa invece che come interlocutore.

La posizione di Castrataro è chiara anche sul tema della competizione tra ospedali: non ha mai alimentato lo scontro tra Isernia e Termoli, e lo ribadisce. “Al di là di quali ospedali vengano scelti per queste chiusure, sarebbe un disastro”, sottolinea. Le alluvioni e i fenomeni meteorologici estremi delle ultime settimane, aggiunge, dimostrano ancora una volta quanto questa sia una terra fragile, dove l’ospedale di Isernia — come quello di Termoli — è presidio essenziale per le malattie tempo-dipendenti.

“Questa terra è fragile. L’ospedale di Isernia deve rimanere un ospedale di riferimento per la provincia, come lo è stato.”

I numeri che accusano: 4 medici a radiodiagnostica contro i 15 di Termoli

Il sindaco va oltre le dichiarazioni di principio e cita dati precisi, che valgono più di qualsiasi polemica. Sì, c’è l’angiografo nuovo. Sì, sulla carta l’emodinamica dovrebbe essere garantita H24. Ma la realtà quotidiana racconta un’altra storia: qualche medico è andato via, alcuni reparti sono in sofferenza, il primario di ortopedia non è ancora stato nominato. Risultato: molti interventi ortopedici semplicemente non si fanno a Isernia, coperti a stento da primari di altri ospedali molisani.

Il dato più clamoroso riguarda la radiodiagnostica: a Termoli i medici sono quasi quindici, a Isernia sono quattro. Non è solo una questione di tempi d’attesa per gli esami — il problema è che le sedute di chirurgia si riducono a due sole alla settimana, perché senza radiologia adeguata non si opera. Un circolo vizioso che penalizza persino i professionisti validi già presenti in ospedale, costretti a lavorare in condizioni di sottorganico cronico.

Il 30 aprile e l’attesa dal Ministro della Salute

Castrataro guarda alle prossime ore con la stessa determinazione con cui ha guardato ogni alba da quella tenda. Il 30 aprile è la prossima scadenza cruciale, e il sindaco dichiara di aspettare ancora una risposta dal Ministro della Salute sulla questione delle indennità aggiuntive per attrarre medici nelle aree interne — proposta avanzata mesi fa e rimasta senza riscontro ufficiale. Il giorno prima dell’intervista aveva sollecitato nuovamente il Ministero.

“Questa situazione di stallo deve finire”, dice. E in quella frase c’è tutta la stanchezza di 123 notti al freddo, di migliaia di cittadini scesi in piazza, di promesse evaporate. La provincia di Isernia — e non solo — ha diritto di sapere qual è il futuro dei propri ospedali pubblici.

Settemila in piazza, ma Roma resta sorda

Fa da sfondo a tutto questo il ricordo della fiaccolata del 24 gennaio: oltre 7.000 persone per le strade di Isernia, quasi un cittadino su cinque dell’intero comprensorio. Persino il vescovo Cibotti era sceso in piazza: «Se togliamo il servizio sanitario alle aree interne, cosa rimane? Solo il cimitero». I bambini delle scuole avevano portato disegni colorati al loro “sindaco-eroe”. Alla fiaccolata, però, non c’era nemmeno un esponente della giunta regionale.

Il paradosso molisano: soldi pubblici, ospedali privati

Il Molise riceve uno dei finanziamenti pro capite più alti d’Italia — 2.235 euro a persona — eppure non riesce a garantire i livelli essenziali di assistenza. Il motivo è strutturale: nel 2023, il 28,7% della spesa sanitaria è andato a strutture private convenzionate. Un sistema commissariato dal 2009, con un disavanzo che supera i 120 milioni di euro, e un Piano operativo 2026-2028 che ancora non esiste nella sua forma definitiva.

Lo avevamo detto: mancano politici con gli attributi

Come avevamo scritto in un  nostro precedente articolo, a Isernia e in Molise mancano uno o più politici con gli attributi necessari — quelli grandi — per scardinare le logiche romane. Castrataro è un amministratore locale molto coraggioso, ma senza poteri diretti sulla sanità regionale. Ha fatto tutto ciò che poteva: dormire al freddo, mobilitare i cittadini, proporre soluzioni, sollecitare personalmente il Ministro. Ma senza una classe politica regionale e parlamentare capace di battere i pugni dove conta, la tenda resta un simbolo che commuove ma non cambia le cose.

Alla fiaccolata mancavano proprio loro: i big della politica molisana, quelli che dovrebbero avere il peso per imporre un cambio di rotta, e che invece di lasciare un sindaco sotto una tenda dovrebbero occupare le stanze ministeriali finché non ottengono garanzie concrete.

Il gesto estremo non basta

Dopo 123 notti, la tenda resta montata. “Non è finita qui”, ripete Castrataro. Ha ragione: non è finita. Sul piano simbolico, la sua protesta è stata un successo straordinario. Sul piano concreto, però, dimostra che il gesto estremo può scuotere le coscienze ma non scalfire i palazzi del potere, soprattutto quando mancano rappresentanti politici con la forza per trasformare la protesta in risultati.

Il sindaco di Isernia ha vinto la battaglia dell’attenzione. Ma la guerra per la sanità molisana si combatte altrove, in stanze dove le tende non entrano e dove servirebbero politici con ben altro spessore di quelli che oggi rappresentano il Molise.

L’intervista al sindaco Piero Castrataro

Guarda il video dell’intervista integrale raccolta stamattina presso il tribunale di Isernia: