Anziani, malati cronici e cittadini fragili potrebbero pagare il prezzo più alto
28 Aprile 2026
(PressMoliLaz) 28 Apr 26 Nel pieno del dibattito sulla riorganizzazione della sanità territoriale, prende forma una nuova iniziativa civica che punta a difendere il ruolo del medico di famiglia, figura considerata da molti insostituibile nel rapporto quotidiano tra cittadini e sistema sanitario.
A promuovere la campagna è Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, che mette al centro una preoccupazione precisa: le riforme in discussione rischiano di cambiare profondamente il lavoro dei medici di base senza garantire, allo stesso tempo, un reale miglioramento dei servizi per i pazienti.
Il medico di medicina generale, infatti, non svolge soltanto una funzione clinica, ma rappresenta spesso il primo interlocutore per chi ha bisogno di assistenza. Conosce la storia sanitaria delle persone, segue nel tempo i pazienti più fragili e aiuta a orientarsi tra visite, esami e strutture. Questo legame diretto è considerato uno degli elementi più importanti della sanità di prossimità.
Secondo Tanasi, qualsiasi intervento sul sistema dovrebbe partire proprio da qui: rafforzare la presenza dei medici sul territorio, renderli più accessibili e supportarli con strumenti adeguati, evitando di trasformare il loro lavoro in un insieme di procedure amministrative.
Nel dibattito rientra anche il tema delle Case di Comunità, strutture pensate per ampliare l’offerta sanitaria locale. L’idea viene vista con interesse, ma a una condizione: che siano realmente operative, dotate di personale e integrate con il territorio. In caso contrario, il rischio è che restino contenitori vuoti o che finiscano per sostituire, anziché affiancare, gli ambulatori esistenti.
Un altro nodo riguarda le possibili conseguenze di una riforma non sostenuta da risorse sufficienti. Senza investimenti concreti, si teme un aumento delle difficoltà per i cittadini: tempi più lunghi per le cure, maggiore pressione sui pronto soccorso e minore continuità assistenziale, soprattutto per chi ha patologie croniche.
Le criticità potrebbero colpire in modo particolare le fasce più vulnerabili della popolazione, come anziani, persone non autosufficienti e residenti in aree meno servite, dove il medico di famiglia rappresenta spesso l’unico punto di riferimento sanitario.
L’iniziativa punta quindi ad aprire un confronto più ampio con istituzioni e operatori del settore, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra innovazione e tutela dei servizi esistenti. Il messaggio è chiaro: modernizzare il sistema è necessario, ma senza perdere quel rapporto umano e diretto che, per molti cittadini, resta il vero pilastro dell’assistenza sanitaria.


