Autovelox: il nuovo decreto del Ministro delle Infrastrutture impone l’omologazione, ma i dispositivi restano accesi Verbali nulli che i cittadini continuano a pagare.

9 Giugno 2026 0 Di

di Vito Garofalo

(PressMoliLaz.)  Roma, 09 giugno 26   Il recentissimo nuovo decreto autovelox 2026 del Ministro delle Infrastrutture ribadisce un principio fondamentale: SENZA OMOLOGAZIONE un autovelox non può produrre multe valide. Una regola limpida, che dovrebbe tutelare gli automobilisti e impedire abusi. Eppure, proprio qui nasce la contraddizione più grave del provvedimento: gli autovelox non omologati possono restare accesi, continuare a rilevare velocità e perfino generare verbali. Verbali che, sì, sono nulli. Ma che la maggior parte dei cittadini paga comunque.

Perché? Perché contestare una multa costa più che pagarla. Per presentare ricorso al Giudice di Pace servono contributo unificato, marche da bollo, tempo, documenti, quasi sempre un avvocato. Una sanzione da 41 o 54 euro diventa una pratica da oltre 100 euro. E così, il cittadino paga una multa illegittima pur di non affrontare un percorso più costoso della multa stessa.

Gli enti locali lo sanno. E sanno anche che il decreto non impone lo spegnimento dei dispositivi irregolari. Risultato: gli autovelox non omologati restano attivi, pronti a produrre verbali che non dovrebbero nemmeno esistere. Una situazione che, pur non essendo formalmente illegale, è eticamente inaccettabile. Una sorta di “tassa occulta” che colpisce chi non conosce la normativa o non ha tempo e risorse per difendersi.

A questo punto entra in gioco il ruolo dei prefetti. E non si tratta di un potere generico: lo stabiliscono l’art. 11 del Codice della Strada (vigilanza e coordinamento dei servizi di polizia stradale), l’art. 12 (coordinamento degli organi di polizia) e soprattutto l’art. 45, che impone che tutti i dispositivi utilizzati per accertare violazioni siano approvati e omologati. A rafforzare questo quadro intervengono due circolari del Ministero dell’Interno: la circolare 300/A/10307/09 del 2009 e la circolare 300/A/5620/17 del 2017, che ribadiscono che gli strumenti non conformi non possono essere utilizzati e che i prefetti devono vigilare sulla regolarità dei controlli.

I prefetti possono quindi sospendere l’uso degli autovelox non omologati, ordinare verifiche tecniche, bloccare l’emissione di verbali nulli e tutelare i cittadini.

Perché non lo fanno? Domanda rivolta ai Sigg. Prefetti (toc toc ai nostri di Campobasso e Isernia), che hanno piena facoltà di intervenire per garantire legalità e trasparenza, ma finora non risultano aver disposto alcuna sospensione dei dispositivi non conformi presenti sul territorio molisano.

Perchè non prendono esempio (tanto per citarne uno) dal Prefetto di Napoli che nei mesi scorsi ha sospeso gli  autovelox non conformi, imponendo controlli e spegnimenti. Un esempio virtuoso di come un prefetto possa intervenire per ristabilire legalità e buon senso.

Quindi non tutte le prefetture si comportano allo stesso modo. Dove i Prefetti non intervengono, gli autovelox non omologati continuano a funzionare, i verbali continuano a essere notificati e i cittadini continuano a pagare multe che non dovrebbero pagare. Un prefetto che non esercita i propri poteri, pur sapendo che i dispositivi sono irregolari, non tutela i cittadini, non garantisce la legalità e permette che si crei un prelievo improprio dalle tasche degli automobilisti.

Il recente provvedimento ministeriale  2026 vuole limitare gli abusi. Ma senza un intervento deciso dei Prefetti, rischia di produrre l’effetto opposto: autovelox accesi che non possono fare multe valide, ma che continuano a farle pagare se non ci si oppone.

Per questo serve una scelta chiara e immediata: sospendere il funzionamento degli autovelox non omologati fino alla loro completa regolarizzazione. Solo così una norma nata per tutelare i cittadini non finirà, paradossalmente, per danneggiarli.

E un messaggio diretto anche agli automobilisti molisani

In Molise la situazione è ancora più delicata: la maggior parte degli autovelox attivi non risulta omologata. E questo, alla luce dell’ultima direttiva del Ministero delle Infrastrutture, significa una cosa molto semplice: se si riceve una multa fare ricorso. Sempre.

Non lasciamo che un dispositivo non conforme, acceso solo per inerzia o per convenienza, diventi un prelievo ingiusto dalle nostre tasche. La legge è dalla parte giusta. E finché non verrà garantita piena trasparenza, la difesa dei cittadini passa anche dalla loro consapevolezza e dalla loro determinazione a non subire ingiustizie.