Tar Lazio, stop al tariffario regionale della sanità privata.
14 Giugno 2026
(PressMoliLaz) 14 Giu 26 Importante svolta per il sistema della sanità privata accreditata. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con la sentenza depositata il 10 giugno, ha accolto il ricorso contro la Deliberazione della Giunta Regionale n. 1187 del 30 dicembre 2024, annullando il provvedimento con cui la Regione aveva recepito il nuovo nomenclatore tariffario nazionale.
La decisione dei giudici amministrativi rappresenta un passaggio rilevante per l’intero Servizio sanitario regionale e riporta al centro del dibattito il tema della sostenibilità economica delle strutture private convenzionate, impegnate da mesi in un confronto istituzionale sulla definizione delle nuove tariffe.
Secondo il TAR, l’annullamento del decreto ministeriale che costituiva il presupposto normativo del provvedimento regionale determina automaticamente l’illegittimità dell’atto di recepimento. Nelle motivazioni della sentenza emerge inoltre un difetto di istruttoria da parte degli uffici ministeriali competenti, che non avrebbero adeguatamente analizzato i costi effettivi dei fattori produttivi né verificato la sostenibilità economica delle tariffe adottate.
Per AISI, l’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, la pronuncia conferma la necessità di costruire modelli tariffari basati su dati economici reali e aggiornati.
«La decisione del Tribunale Amministrativo del Lazio ripristina un principio di razionalità economica fondamentale per la tenuta dei servizi», afferma la presidente nazionale Karin Saccomanno. «L’introduzione di tariffe non correlate alla realtà dei costi operativi avrebbe compromesso l’erogazione delle prestazioni della sanità privata, con un impatto immediato sulle liste d’attesa per i cittadini. I 365 giorni di differimento degli effetti dell’annullamento rappresentano un margine temporale corretto per consentire alle amministrazioni di riavviare un’istruttoria rigorosa e condivisa».
Sul piano tecnico, il direttore generale di AISI, Giovanni Onesti, evidenzia come la sentenza abbia messo in luce le carenze metodologiche alla base della definizione del nomenclatore.
«Il nucleo della sentenza evidenzia come la Commissione Tariffe si sia limitata ad acquisire dati pregressi senza una reale analisi dei costi tecnologici, organizzativi e del personale che le strutture sostengono quotidianamente per garantire elevati standard qualitativi», spiega Onesti. «La nostra attività proseguirà attraverso l’accesso agli atti e la raccolta dei dati contabili delle singole strutture, indispensabili sia per la costruzione dei futuri modelli tariffari sia per la quantificazione dei danni economici subiti».
Per il segretario generale AISI, Fabio Vivaldi, la sentenza apre una fase nuova nei rapporti tra istituzioni e operatori del settore.
«I gravi vizi istruttori rilevati dai giudici confermano la fragilità di un percorso normativo sviluppato senza una visione complessiva del sistema. È necessario avviare una concertazione stabile che consenta di ridefinire un sistema di remunerazione equilibrato, capace di integrare l’evoluzione della sanità digitale e i reali fabbisogni dei territori, valorizzando il contributo della sanità privata all’interno del Servizio sanitario nazionale».
La pronuncia del TAR si inserisce nel più ampio percorso di mobilitazione promosso da AISI contro il nuovo nomenclatore tariffario. L’associazione aveva infatti contestato sin dalle prime fasi della concertazione nazionale l’impatto delle riduzioni previste sui rimborsi delle prestazioni, denunciando tagli medi nell’ordine del 30% e punte fino all’80% per alcune attività ambulatoriali.
Secondo AISI, tali riduzioni avrebbero compromesso l’equilibrio economico delle strutture e la capacità di garantire servizi essenziali ai cittadini.
La sentenza del TAR Lazio viene quindi interpretata dall’associazione come una conferma della validità delle proprie analisi tecniche e come un richiamo alla necessità di adottare procedure più rigorose nella definizione delle tariffe sanitarie. Si apre ora una finestra di un anno durante la quale istituzioni e operatori saranno chiamati a costruire un nuovo modello tariffario, fondato su dati economici verificabili e sulla sostenibilità dell’intero sistema assistenziale.


