Autovelox, da mezzanotte fuori servizio 1.204 dispositivi non conformi alla nuova omologazione nazionale Scatta il blackout per i dispositivi non omologati, molti dei quali anche in Molise
12 Luglio 2026di Vito Garofalo
PressMoliLaz.) Roma, 12 Luglio 26 C’è voluto il Ministero per spegnere le “macchinette della discordia” quando i Prefetti avrebbero potuto fermare la strage di verbali illegittimi già da anni con semplici ordinanze.
C’è voluta la firma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per staccare finalmente la spina a oltre 1.200 autovelox non omologati in tutta Italia. Da questa mezzanotte, il 30% dei rilevatori di velocità lungo la penisola smetterà di lampeggiare e fare cassa. Una rivoluzione burocratica che mette ordine nel caos, ma che porta con sé un retrogusto decisamente amaro: perché si è dovuto attendere un decreto ministeriale quando gli stessi apparecchi potevano – e dovevano – essere spenti molto prima con una semplice ordinanza prefettizia?
Il nodo della questione è tutto politico e amministrativo. La Corte di Cassazione aveva già messo nero su bianco che la semplice “approvazione” ministeriale non equivaleva all’omologazione del prototipo, rendendo di fatto nulle le sanzioni. Di fronte a sentenze così nette e alla pioggia di ricorsi puntualmente accolti dai Giudici di Pace, i Prefetti – massimi rappresentanti del governo sul territorio e responsabili dei decreti che autorizzano il posizionamento dei velox – avrebbero avuto tutti gli strumenti legali per intervenire.
A dimostrarlo, sbugiardando l’immobilismo di gran parte d’Italia, ci sono i precedenti eccellenti di chi le regole ha voluto farle rispettare subito. Il Prefetto di Napoli, seguito a ruota da altri colleghi in alcune province italiane, non aveva infatti esitato a firmare apposite ordinanze per far spegnere i dispositivi non a norma presenti sul proprio territorio di competenza. Un atto di fermezza e rispetto della legalità in autotutela, volto a bloccare i verbali illegittimi prima ancora che i cittadini venissero sommersi dalle cartelle.
Ma cosa prevede, nel dettaglio, il nuovo decreto ministeriale per costringere a un così massiccio spegnimento? Il testo fissa criteri rigidissimi che i vecchi dispositivi non sono più in grado di soddisfare:
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Il diktat dell’omologazione: Il decreto recepisce l’orientamento della Cassazione, imponendo che ogni dispositivo sia dotato dell’omologazione del prototipo e non di una generica approvazione. Tutti i modelli antecedenti all’agosto 2017 privi di questa certificazione tecnica vengono messi fuori gioco.
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Distanze minime e visibilità: Viene introdotto l’obbligo tassativo di posizionare i velox fissi a distanze minime precise dai segnali di limite di velocità (almeno un chilometro fuori dai centri urbani) e si impone una visibilità costante e segnalata della postazione, vietando i dispositivi “nascosti” o posizionati subito dopo curve o dislivelli.
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Divieto di sovrapposizione: Non si potranno più piazzare autovelox su tratti di strada dove il limite di velocità è stato abbassato in modo artificiale o eccessivo rispetto allo standard della via (ad esempio, limiti a 50 km/h su strade statali extraurbane), eliminando così le cosiddette “trappole” tese dai Comuni per rimpinguare le casse locali.
Laddove i Prefetti si sono mossi anticipando queste criticità, come a Napoli, la strage di multe ingiuste si è fermata in tempo. Altrove, invece, si è preferito il silenzio. Emblematico anche il caso del Molise, dove le arterie stradali come la Statale 17 (nei pressi di Bojano e Pettoranello) o la Fondovalle Trigno sono state per anni veri e propri campi di battaglia legali. Sindaci arroccati sulle esigenze di bilancio, comitati di cittadini sul piede di guerra e uffici territoriali del governo rimasti a guardare il rimpallo di responsabilità, continuando a convalidare verbali che oggi, per decreto romano, finiscono direttamente nel cestino.
Il decreto ministeriale scatta stanotte e fissa regole rigide per il futuro, ma non cancella la realtà dei fatti: l’azione autonoma di Napoli dimostra che le istituzioni locali avrebbero potuto spegnere le “macchinette illegittime” molto tempo fa, risparmiando ai cittadini milioni di euro in sanzioni ingiuste e anni di sfibranti ricorsi. Un’inerzia amministrativa che oggi, davanti a 1.200 dispositivi spenti d’un colpo solo dall’alto, mostra tutte le sue colpevoli fragilità.


