Patriciello e il referendum Isernia–Abruzzo: una posizione troppo neutra per un politico che per quarant’anni non è mai stato neutrale La neutralità impossibile dell'on della Lega sul futuro della provincia di Isernia

14 Agosto 2026 0 Di

di Vito Garofalo

(PressMoliLaz.) Isernia, 14 Agosto 26    La possibile aggregazione della provincia di Isernia all’Abruzzo non è una questione tecnica né un esercizio di geografia amministrativa. È una scelta che riguarda 52 comuni, circa 75mila abitanti, e il destino di un territorio che da anni vive fragilità strutturali: sanità in difficoltà, infrastrutture insufficienti, spopolamento crescente, servizi ridotti. In questo contesto, sorprende la posizione assunta dall’europarlamentare venafrano Aldo Patriciello, che sulla vicenda ha dichiarato alla stampa: «La scelta ai cittadini», aggiungendo che la politica non deve sostituirsi alla volontà popolare.

Una frase che, nella sua apparente prudenza, suona come una presa di distanza. Una sorta di neutralità “alla Ponzio Pilato”, che stride con la storia politica dello stesso on. Patriciello.

Per quarant’anni Patriciello non è mai stato neutrale. La sua formazione politica nasce nella scuola democristiana molisana, dove si è affermato accanto a figure storiche come Giustino D’Uva, profondamente legate al territorio della provincia di Isernia, e protagoniste di una stagione politica che ha segnato la crescita amministrativa dell’intera area. Da lì si sviluppa un percorso che lo ha portato a ricoprire ruoli di primo piano: amministratore locale, consigliere regionale, assessore, vicepresidente della Giunta del Molise, europarlamentare per cinque legislature. Una carriera costruita sulla capacità di prendere posizioni nette, di indicare una direzione, di convincere gli elettori.

Eppure oggi, davanti a una scelta che riguarda la sua terra natale, Venafro, e l’intera provincia di Isernia, sceglie di non schierarsi. Una scelta che molti cittadini percepiscono come un passo indietro, quasi un voler evitare di esporsi su un tema che potrebbe dividere.

Il referendum non è un dettaglio amministrativo. È una scelta che incide su sanità, infrastrutture, trasporti, investimenti, rappresentanza politica, e soprattutto sulla capacità dei territori di non essere marginalizzati. Per gli isernini, come per i venafrani, gli agnonesi, i frosolonesi e i tanti comuni con vasti bacini di utenza che dipendono da servizi essenziali ormai al limite, questa consultazione è vitale. E non solo: la questione tocca anche la tenuta complessiva del Molise come regione autonoma, la sua capacità di esistere e di restare istituzionalmente sostenibile in un quadro che da anni ne mette alla prova la solidità.

Per questo appare difficile comprendere come un politico esperto e radicato come Patriciello possa limitarsi a dire che «decidano i cittadini». La politica, soprattutto quella che lui ha sempre incarnato, non è un notaio. La politica guida, orienta, spiega, si assume responsabilità. E quando la posta in gioco è così alta, la neutralità non è prudenza: è assenza.

Patriciello avverte che senza la provincia di Isernia «verrebbe meno l’autonomia del Molise». Una frase pesante, che però resta sospesa: se davvero l’autonomia è a rischio, perché non dirlo con forza? E se invece l’Abruzzo rappresenta un’opportunità, perché non sostenerlo apertamente? La sua posizione resta nel mezzo, troppo comoda, troppo prudente, troppo distante da ciò che ha sempre rappresentato.

In un momento storico in cui la comunità pentra deve decidere il proprio futuro, gli elettori si aspettano da Patriciello ciò che lui ha sempre dato: una posizione chiara. Perché un leader non può essere neutrale proprio quando la sua terra è chiamata a scegliere la strada più importante della sua storia recente.