Bombe su due ruote: ora basta, le piste ciclabili non sono un autodromo

17 Agosto 2026 0 Di

di Vito Garofalo

(PressMoliLaz.)   17 Agosto, 26     Un tempo le piste ciclabili erano corsie protette, nate per permettere a chi si sposta su due ruote di circolare in tranquillità e raggiungere le spiagge o il centro in totale sicurezza. Oggi quel quadro di mobilità ordinata è diventato un ricordo. I percorsi riservati alle bici si sono trasformati in una vera e propria giungla dove a far da padrone sono veicoli imponenti, veloci e pesanti: i cosiddetti “fat-tank” (o fat bike elettriche ad alta potenza), vere e proprie moto travestite da biciclette che sfrecciano a velocità folli.

L’incolumità pubblica sui percorsi ciclabili e nei punti di intersezione è ormai a rischio costante. Non c’è più una sola via ciclabile davvero sicura dove le famiglie o i bambini in bicicletta possano pedalare senza rischi. In località turistiche e balneari – come accade emblematicamente qui a Montesilvano o lungo i litorali di tutta Italia – persino attraversare la pista a piedi per andare in spiaggia è diventato una roulette russa. Ti vedi piombare addosso “biciclettoni” dalle ruote enormi e dal telaio stazzato, spesso guidati con una sola mano perché l’altra è occupata a tenere lo smartphone. Se ci si distrae un istante,(ma anche non) le conseguenze rischiano di essere fatali.

Non sono biciclette, sono ciclomotori abusivi

Bisogna chiamare le cose con il loro nome. La normativa parla chiaro (Art. 50 del Codice della Strada): una bicicletta elettrica a pedalata assistita (EPAC) deve avere un motore massimo di 250W e spegnere l’assistenza al raggiungimento dei 25 km/h. Inoltre, il motore deve attivarsi solo se si pedala.

Quelli che vediamo sfrecciare allegramente a 40 o 50 km/h spingendo semplicemente una manopola dell’acceleratore senza muovere i pedali non sono biciclette: sono ciclomotori abusivi. Mezzi manomessi o nativamente fuorilegge che sfruttano la carrozzeria da “biciclettone” per eludere le regole, pur pesando decine di chili e sviluppando energie di impatto devastanti.

L’assenza dei controlli e l’inerzia delle autorità

Dov’è la Polizia Locale? Dove sono i controlli comunali e le forze dell’ordine? È inaccettabile che di fronte a un fenomeno così palese e pericoloso regni una quasi totale tolleranza zero solo sulla carta, ma un’assenza di vigilanza sul campo.

Mentre sul fronte dei monopattini elettrici l’intervento normativo del Governo e dei Comuni ha portato a risultati concreti – imponendo regole stringenti come l’obbligo di casco, targhetta identificativa, assicurazione RC e divieto di circolazione sulle aree non idonee, misure che hanno ridotto sensibilmente gli incidenti e reso la loro presenza sempre meno invasiva nelle nostre città –, questi “misteriosi” veicoli pesanti a pedalata (finta) assistita sembrano muoversi in una zona franca di totale impunità.

Appello urgente al Governo e ai Comuni: le proposte

Non si può attendere la tragedia prima di intervenire. Servono azioni disciplinari immediate ed esecutive:

  1. Equiparazione legale e ban dalle ciclabili: I veicoli che superano determinati ingombri, pesi o che vengono pizzicati con acceleratori e centraline sbloccate devono essere obbligati a circolare esclusivamente sulla sede stradale al pari delle motociclette e dei ciclomotori, lasciando le piste ciclabili a chi pedala davvero.

  2. Obbligo di Assicurazione, Casco e Identificativo: Per le categorie di e-bike ad alta stazza o potenziate servono targa, copertura assicurativa RC per danni a terzi e casco obbligatorio, esattamente come già previsto per la micromobilità e i ciclomotori.

  3. Pugno di ferro della Polizia Municipale: Servono blitz mirati lungo le ciclabili cittadine e i lungomare con rulli di prova per verificare lo sblocco della velocità. Chi guida col cellulare o con un mezzo modificato deve subire la confisca/sequestro immediato del veicolo e sanzioni pecuniarie severe.

Le piste ciclabili devono tornare a essere uno spazio di mobilità dolce e sicura, non la pista da corsa abusiva per velocipedi fuori controllo. Alle amministrazioni e al Ministero dei Trasporti chiediamo un segnale forte: riprendiamoci la sicurezza sulle nostre strade e sulle ciclabili prima che sia troppo tardi.