“Carceri al collasso, il grido d’allarme del COINA: ‘Un infermiere solo per 600 detenuti’”.

2 Giugno 2026 0 Di

 

 

(PressMoliLaz) 02 Giu 26 Non più una semplice emergenza, ma un vero e proprio collasso sistemico. È il quadro drammatico tracciato dal COINA, il Sindacato delle Professioni Sanitarie, che ha presentato un’indagine sulla sanità penitenziaria italiana denunciando condizioni sempre più critiche per il personale sanitario impegnato negli istituti di pena.

Il dato da cui parte l’analisi è quello del sovraffollamento: nelle carceri italiane il tasso medio nazionale supera il 130%, ma in alcune strutture metropolitane si registrano numeri ancora più allarmanti. Emblematico il caso del carcere di San Vittore, a Milano, dove il sovraffollamento raggiunge il 230%.

Secondo il COINA, la situazione più preoccupante riguarda il personale infermieristico. Durante i turni notturni, nei fine settimana e nei periodi di ferie si arriva infatti a un rapporto estremo di un infermiere ogni 600 detenuti. In queste condizioni, un solo professionista si trova a garantire assistenza sanitaria a centinaia di persone distribuite in più padiglioni, con evidenti difficoltà nel gestire emergenze e situazioni di rischio.

Una realtà che, sottolinea il sindacato, espone quotidianamente gli operatori a episodi di violenza e aggressione.

Le rilevazioni del COINA, incrociate con i dati del Garante Nazionale dei Detenuti, parlano di circa 4.500 aggressioni all’anno ai danni del personale sanitario. Il fenomeno, tuttavia, sarebbe ampiamente sottostimato: circa l’80% degli episodi non verrebbe denunciato perché molti operatori considerano ormai minacce, insulti, sputi e spinte come parte integrante della propria attività lavorativa.

L’indagine individua numerose realtà ad alto rischio.

A Milano, nel carcere di San Vittore, le aggressioni verbali e fisiche si verificherebbero nel 75% dei turni diurni, con un aumento del 45% degli eventi critici nell’ultimo anno.

A Foggia il 60% degli infermieri avrebbe subito almeno un’aggressione fisica negli ultimi dodici mesi, mentre la carenza di personale raggiunge il 45%.

Nel carcere di Poggioreale, a Napoli, oltre 2.200 detenuti gravano su un sistema in cui un singolo infermiere può arrivare a seguire fino a 400 pazienti, con minacce e intimidazioni che si registrerebbero nell’85% delle somministrazioni farmacologiche effettuate senza scorta.

Situazioni analoghe emergono anche a Roma, negli istituti di Regina Coeli e Rebibbia, ad Avellino, Torino, Pisa e Pistoia, dove il sovraffollamento, la carenza di personale e l’aumento delle tensioni stanno rendendo sempre più difficile garantire condizioni di sicurezza per operatori e detenuti.

Particolarmente critica, secondo il sindacato, la situazione negli Istituti Penali per Minorenni. Negli ultimi anni la popolazione detenuta è cresciuta del 50%, con un conseguente aumento degli episodi di violenza.

A Milano, nell’istituto Beccaria, e a Torino, nel Ferrante Aporti, le aggressioni fisiche ai danni dei sanitari sarebbero aumentate del 60% nell’ultimo anno. A Roma, nel carcere minorile di Casal del Marmo, si segnalano incendi, devastazioni e un forte incremento degli eventi traumatici che coinvolgono il personale sanitario.

Oltre alla violenza, il COINA denuncia il progressivo indebolimento dei protocolli di prevenzione sanitaria. Secondo gli standard europei e le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il sovraffollamento oltre il 200% aumenta significativamente il rischio di diffusione di patologie infettive come tubercolosi, epatiti croniche e HIV.

Particolarmente grave il caso del carcere di Avellino, dove la mancanza di acqua corrente nelle ore notturne comprometterebbe le più elementari procedure di igiene e biosicurezza.

Il confronto con gli altri Paesi europei evidenzia ulteriormente le criticità italiane. In Francia e Spagna, infatti, il rapporto medio è di un infermiere ogni 80-100 detenuti. In Italia, secondo il COINA, si può arrivare fino a un rapporto di uno a 600, una situazione giudicata incompatibile con gli standard internazionali di sicurezza e tutela della salute.

Per affrontare l’emergenza, il COINA avanza tre richieste prioritarie: un piano straordinario di assunzioni per raggiungere almeno il rapporto di un infermiere ogni 150 detenuti, la presenza fissa della Polizia Penitenziaria durante le attività sanitarie più delicate e il riconoscimento di una specifica indennità di rischio per il personale esposto a violenze e rischi biologici.

«Siamo davanti a un massacro silenzioso e lo Stato ne è complice», afferma Marco Ceccarelli, segretario nazionale del COINA. «Mentre in Europa si garantisce un infermiere ogni 100 detenuti, in Italia si lascia un sanitario da solo a gestire fino a 600 persone. Se non arriveranno interventi immediati e presidi di sicurezza adeguati, proclameremo lo stato di agitazione nazionale. La nostra vita non è negoziabile».