Chiusura Residence Geriatrico “Punta Paradiso” : I chiarimenti della AMPERE Impresa Sociale S.r.l..

18 Maggio 2024 0 Di

 

 

(PressMoliLaz) Pietarcupa (CB), 18 Mag 24 In merito alle recenti notizie riportate dalla stampa sulla cessazione delle attività del Residence Geriatrico “Punta Paradiso” di Pietracupa, l’amministratore unico della AMPERE Impresa Sociale S.r.l. , Raffaele D’Elia, fa il punto della situazione nella massima chiarezza rispedendo al mittente illazioni fuorvianti. “Il Residence Geriatrico “Punta Paradiso” non è una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) – spiega l’amministratore – Le uniche entrate della struttura derivano esclusivamente dalle rette degli ospiti, che, tuttavia, non sono sufficienti a coprire i costi di gestione, aggravati dalle normative regionali, che richiedono un elevato numero di lavoratori in servizio e dal fatto che i dipendenti, ereditati dalla precedente gestione fallimentare, a seguito dell’acquisizione dal Tribunale di Roma, hanno mantenuto le condizioni economiche precedenti, inclusi gli assegni ad personam.

 Per chiarezza, un OSS full-time (38 ore settimanali) a Punta Paradiso percepisce un compenso netto medio mensile pari a 1.500€, con le notti e gli straordinari il compenso arriva a 1.800€. Compensi insostenibili se si considera che la retta media mensile è 1.300€. Con circa 60 ospiti e 30 dipendenti, AMPERE incassa mediamente 78.000€ al mese, spendendone ben 70.000€ solo di personale. A distanza di circa 15 mesi dall’avvio della gestione – continua ancora l’ amministratore d’Elia – l’AMPERE ha registrato una perdita di circa 170.000€.

La situazione è diventata progressivamente insostenibile e di questo sono stati informati, già a settembre 2023, lavoratori e rappresentanze sindacali. Durante le tante consultazioni, i lavoratori hanno proposto di rinunciare all’assegno ad personam, mantenendo solo la retribuzione prevista dal CCNL Cooperative Sociali che a febbraio 2024, a seguito dell’approvazione del nuovo contratto nazionale, è aumentata mediamente del 6,5%.

La disponibilità della maggior parte dei lavoratori, molto legati agli ospiti e alla struttura, ha incontrato, purtroppo, il dissenso di alcuni lavoratori che ha impedito la conclusione di un accordo. AMPERE, tra le varie soluzioni, aveva anche proposto la sottoscrizione di un accordo di prossimità ma neppure questa ha incontrato il favore delle parti in causa e, così, dopo svariati mesi di riunione e call, le rappresentanze sindacali hanno dichiarato l’impossibilità di trovare soluzioni adeguate alla crisi. Nonostante tutto, da settembre 2023 a maggio 2024, AMPERE ha continuato l’attività. Senza un accordo condiviso e sostenibile con tutti i suoi dipendenti e le parti sindacali, era evidente che l’unica soluzione era, suo malgrado, aumentare le rette per far fronte alle perdite.

Decisione che ha portato al recesso degli ospiti che hanno optato per strutture probabilmente più economiche e comunque sconosciute ad AMPERE. Di conseguenza, AMPERE ha deciso di cessare al 31 maggio 2024 l’attività della Casa di Riposo per Anziani e di ricollocare i lavoratori in altre sedi.

 E’ importante sottolineare che la volontà di AMPERE era quella di continuare l’attività, anche senza guadagni immediati solo perché impegnati nel sociale da tanti anni, l’obiettivo principale era di mantenere i 30 posti di lavoro e, soprattutto, garantire un servizio di qualità agli ospiti che a Pietracupa avevano trovato un luogo piacevole dove vivere ed essere assistiti dai tanti operatori con il cuore.

 Probabilmente – puntualizza ancora d’Elia – alcuni di coloro che si sono seduti al tavolo delle trattative, non avendo esperienza nella gestione di una società, non hanno fatto altro che fomentare quei lavoratori che si sono dimostrati sempre dissidenti e poco inclini al dialogo con il datore di lavoro. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: la chiusura dell’attività.

Purtroppo, la mancanza di accordo ha costretto la società a prendere questa ardua decisione e il rammarico è grande per chi ha creduto nel progetto investendo tempo e risorse. L’interrogativo è – chiosa l’amministratore – come possono le altre strutture applicare rette inferiori a 1.300€ al mese, nonostante i costi del personale siano, in teoria, comparabili a quelli sostenuti da AMPERE? ”